1.
– Nonno?
– Joseph? Entra.
– Posso entrare?
– Entra. Siediti.
– Come ti senti?
– Bene, bene. Bene.
– Sono innamorato di te.
– Come sei arrivato fin qui, figliolo? Non c’è scuola oggi? Che giorno è?
– Sono innamorato di te, nonno.
– Innamorato di me?
– Sì.
– In che senso?
– Nel senso che sono innamorato di te, nonno. Voglio stare solo con te. Con te e basta.
– Che cavolo significa che sei innamorato di me?
– Io...
– Cos’è, uno scherzo? Che giorno è?
– No, nonno.
– Ma insomma, Joe, anch’io ti voglio bene. Io e tua nonna siamo sempre andati molto fieri di te.
Anche noi vogliamo stare con te. Vedrai, non appena esco di qui...
– Io non sto parlando di questo, nonno. Sono innamorato di te. Penso soltanto a te. La tua immagine
vive e si muove dentro di me. Antepongo i tuoi interessi ai miei. La tua presenza agisce sul mio sistema nervoso, vivo nell’attesa che tu mi tocchi. Voglio stare con te. Sempre.
– Sono sposato. Sono sposato con tua nonna.
– Sì.
– Siamo dello stesso sesso.
– Questo è certo.
– Che giorno è, Joe? Come sei arrivato fin qui?
– ...
– Sono vecchio, ragazzo mio. Sono malato. Ho soltanto mezzo colon. La faccia mi pende dal cranio.
Dal sapore che ho in bocca capisco che l’alito mi puzza di uova marce.
– Aspetti marginali. È te che amo.
– Ne hai parlato con tuo padre?
– Non l’ho detto a nessuno. L’ho portato dentro di me. Da solo. Ho pensato che dovevo prima
parlarne con te.
– Capisco.
– Bene.
– ...
– ...
– Che classe fai, a scuola, Joseph? La quinta elementare?
– La prima media.
– La prima media.
– Sì.
– E sei innamorato di me.
– Sì.
– Credo di non sapere proprio cosa dire. Non so nemmeno che giorno della settimana è. Come potrei
sapere cosa dire?
– Non dire nulla, nonno. Resta lì seduto. Così. È perfetto.
2.
– Aspetta un attimo, nonna. Fammi capire bene. Due ragazze e un uomo camminano, e una delle
ragazze tiene l’uomo per mano, e questo significa che fra loro c’è del tenero, che lui le piace tanto, a
differenza dell’altra, che li accompagna e basta?
– Sì.
– E se si scambiano, se l’uomo prendesse per mano l’altra ragazza, significherebbe che ora c’è del
tenero tra l’uomo e l’altra ragazza? Che la prima ragazza li accompagna e basta?
– Sì.
– ...
– Fatti aggiustare la cravatta, Joseph. Il nodo è tutto da una parte.
– E si tengono per mano solo per dimostrare tra chi c’è del tenero? Per dimostrarlo in pubblico?
Oppure sentono qualcosa, quando lo fanno?
– Non è chiaro. Non è chiaro se provano qualcosa, o se è solo per fare scena.
– Tu non lo sai?
– No.
– Non hai mai camminato mano nella mano con nessuno?
– No.
– Nemmeno con il nonno?
– Quella di tuo nonno non era una mano. Quella di tuo nonno era una cosa morta, attaccata al polso
dalla stessa forza che scagliava tutto verso di lui, morta e marrone, una cosa piatta e squadrata che
emanava gelo, una propaggine che non ho mai riconosciuto e che di sicuro non ho mai stretto.
– Capisco.
– Ecco fatto. Impara a tenere il nodo al centro, Joseph.
– Sarà per questo che noi non abbiamo pianto? Ho visto che piangevano tutti.
– ...
– ...
– Salvavita?
– Grazie.
3.
– Tuo padre ti ha mai raccontato che, quando studiava medicina, uno dei suoi compagni di corso si
era innamorato di un cadavere?
– No.
– Quel tizio, a sentire tuo padre, si era innamorato perdutamente di un cadavere. L’aveva rubato dal
reparto dell’università di medicina dove tenevano i cadaveri. Lo portava sempre con sé, ovunque
andasse. Perfino in pubblico, a teatro.
– Qui la cosa è completamente diversa, nonno.
– Tuo padre dice che quel tizio gli raccontava di essere perdutamente innamorato del cadavere.
Raccontava a tuo padre che per lui andava benissimo che il cadavere fosse sempre tranquillo e passivo, perché il cadavere era gentile, portatile, e sempre disponibile.
– Qui la cosa è diversa, nonno. Non c’è paragone.
– Ora che ci penso tuo padre dice che hanno dovuto rinchiuderlo da qualche parte, quel tizio. Diceva
di non poter vivere senza il suo cadavere.
– ...
– Non mi fissare così, figliolo, fa’ il favore.
– Nonno?
– Joseph? Entra.
– Posso entrare?
– Entra. Siediti.
– Come ti senti?
– Bene, bene. Bene.
– Sono innamorato di te.
– Come sei arrivato fin qui, figliolo? Non c’è scuola oggi? Che giorno è?
– Sono innamorato di te, nonno.
– Innamorato di me?
– Sì.
– In che senso?
– Nel senso che sono innamorato di te, nonno. Voglio stare solo con te. Con te e basta.
– Che cavolo significa che sei innamorato di me?
– Io...
– Cos’è, uno scherzo? Che giorno è?
– No, nonno.
– Ma insomma, Joe, anch’io ti voglio bene. Io e tua nonna siamo sempre andati molto fieri di te.
Anche noi vogliamo stare con te. Vedrai, non appena esco di qui...
– Io non sto parlando di questo, nonno. Sono innamorato di te. Penso soltanto a te. La tua immagine
vive e si muove dentro di me. Antepongo i tuoi interessi ai miei. La tua presenza agisce sul mio sistema nervoso, vivo nell’attesa che tu mi tocchi. Voglio stare con te. Sempre.
– Sono sposato. Sono sposato con tua nonna.
– Sì.
– Siamo dello stesso sesso.
– Questo è certo.
– Che giorno è, Joe? Come sei arrivato fin qui?
– ...
– Sono vecchio, ragazzo mio. Sono malato. Ho soltanto mezzo colon. La faccia mi pende dal cranio.
Dal sapore che ho in bocca capisco che l’alito mi puzza di uova marce.
– Aspetti marginali. È te che amo.
– Ne hai parlato con tuo padre?
– Non l’ho detto a nessuno. L’ho portato dentro di me. Da solo. Ho pensato che dovevo prima
parlarne con te.
– Capisco.
– Bene.
– ...
– ...
– Che classe fai, a scuola, Joseph? La quinta elementare?
– La prima media.
– La prima media.
– Sì.
– E sei innamorato di me.
– Sì.
– Credo di non sapere proprio cosa dire. Non so nemmeno che giorno della settimana è. Come potrei
sapere cosa dire?
– Non dire nulla, nonno. Resta lì seduto. Così. È perfetto.
2.
– Aspetta un attimo, nonna. Fammi capire bene. Due ragazze e un uomo camminano, e una delle
ragazze tiene l’uomo per mano, e questo significa che fra loro c’è del tenero, che lui le piace tanto, a
differenza dell’altra, che li accompagna e basta?
– Sì.
– E se si scambiano, se l’uomo prendesse per mano l’altra ragazza, significherebbe che ora c’è del
tenero tra l’uomo e l’altra ragazza? Che la prima ragazza li accompagna e basta?
– Sì.
– ...
– Fatti aggiustare la cravatta, Joseph. Il nodo è tutto da una parte.
– E si tengono per mano solo per dimostrare tra chi c’è del tenero? Per dimostrarlo in pubblico?
Oppure sentono qualcosa, quando lo fanno?
– Non è chiaro. Non è chiaro se provano qualcosa, o se è solo per fare scena.
– Tu non lo sai?
– No.
– Non hai mai camminato mano nella mano con nessuno?
– No.
– Nemmeno con il nonno?
– Quella di tuo nonno non era una mano. Quella di tuo nonno era una cosa morta, attaccata al polso
dalla stessa forza che scagliava tutto verso di lui, morta e marrone, una cosa piatta e squadrata che
emanava gelo, una propaggine che non ho mai riconosciuto e che di sicuro non ho mai stretto.
– Capisco.
– Ecco fatto. Impara a tenere il nodo al centro, Joseph.
– Sarà per questo che noi non abbiamo pianto? Ho visto che piangevano tutti.
– ...
– ...
– Salvavita?
– Grazie.
3.
– Tuo padre ti ha mai raccontato che, quando studiava medicina, uno dei suoi compagni di corso si
era innamorato di un cadavere?
– No.
– Quel tizio, a sentire tuo padre, si era innamorato perdutamente di un cadavere. L’aveva rubato dal
reparto dell’università di medicina dove tenevano i cadaveri. Lo portava sempre con sé, ovunque
andasse. Perfino in pubblico, a teatro.
– Qui la cosa è completamente diversa, nonno.
– Tuo padre dice che quel tizio gli raccontava di essere perdutamente innamorato del cadavere.
Raccontava a tuo padre che per lui andava benissimo che il cadavere fosse sempre tranquillo e passivo, perché il cadavere era gentile, portatile, e sempre disponibile.
– Qui la cosa è diversa, nonno. Non c’è paragone.
– Ora che ci penso tuo padre dice che hanno dovuto rinchiuderlo da qualche parte, quel tizio. Diceva
di non poter vivere senza il suo cadavere.
– ...
– Non mi fissare così, figliolo, fa’ il favore.

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