mercoledì 17 ottobre 2012

Lettere archiviate nel cestino




Mia cara,
siamo entrati nelle ore piccole, quel tipo di ore strette a sufficienza per entrarti nella tasca dei jeans - mio dio, l'ultima cosa che so di te è quella foto con i jeans attillati al XXX - e allora, adesso, ti immagino nella casa che non ho mai visto, nel soggiorno che non ho mai visto, una tazza fumante tra le dita che vorrei stringere, la casa mille volte promessa e altrettante immaginata, nella Milano che accompagna le mie serate e bacia la fronte ai tuoi giorni. Sei stanca, come ti capita ormai da parecchio, la tua è fatica cronica che sei talmente abituata a sentire sulla pelle - la pelle che vorrei abbracciare, e invece è la stanchezza a farlo al mio posto - da confonderla col gusto intenso di una vita a cui hai dato tutto, anche oggi. Fatichi, quindi sei.

Ma la vita non è sofferenza, ricordi? La vita è emozione, sto pensando a quella sera a YYY, tu mi stringevi tanto che ti si era incollata l'anima, a me, e io seguivo il tuo sguardo lontano, fisso sui bambini a rincorrersi sotto il palco. I tuoi occhi troppo sorpresi da te stessa per avere la forza d'incrociare i miei. Un clone di Bono Vox cantava oh, you look so beautiful tonight, così non ho potuto fare a meno di confermartelo. Non so cosa tu abbia provato, in quel momento, ma so che per me il mondo è davvero sparito per un attimo, un po' troppo breve per farci stare dentro un bacio, e l'istante dopo la gente è riapparsa, intorno a noi, lasciando quel bacio orfano delle tue labbra.

Ho appena letto questo haiku. Sembra fatto apposta per noi.
La foglia cade
nel vento d'ottobre
ondeggiando leggera.
Pesante è il tempo di un'estate
passata lontano.

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