sabato 3 novembre 2012

Racconto: "Massimi sistemi a Orchha"


      Dall'altro verso del mondo, l'asfalto dirige topografie e corse di tassametri - i quali sembrano bruciare più della fretta dei passeggeri. - Da questa parte del mondo, che era l'altra non più di una settimana indietro - le placide correnti di un fiume dividono quattro gambe penzolanti dai massicci palazzi di Orchha. 


Zanzare si mostrano come uniche forme di vita iperattive. Una gola indolente, persa nel villaggio, proietta la stessa cantilena da almeno un paio d'ore. Il cielo è bianco e colmo di calore e gli antichi cenotaffi, con gli alti pinnacoli protesi verso di esso, sembrano incoraggiare ogni essere umano - così grandi edifici per così piccoli uomini, constata la Bimba Piccola - a gesta epiche.
La Bimba Star si stringe nelle spalle. «Non sono arrabbiata.» Forse è questo l'estremo gesto epico. Trascendere quello che è appena successo. Respirare. Rallentare. Trovare un senso a ciò che a prima vista non ne ha. Bimba Piccola non parla, e fissa l'altra riva del fiume.
«Non avremo occasione migliore,» dice la Bimba Star. «Questa cornice, io e te. Il mondo rimane lontano.»
La Bimba Piccola lo sa. Lo sa ma continua a tacere, frenata dalle sue ansie. Dalla forza che la Bimba Star mostra nel venirle incontro. Da quello che la Bimba Star ammira in lei, che fa a pugni con ciò che di lei ha scoperto. Non sa cosa dire, Bimba Piccola. Forse è timidezza? Come quando all'asilo si chiudeva in bagno coi calzoncini fradici. Colpevole, sì, ma della sua stessa natura. Del fatto di essere troppo piccola per non farsela addosso. Quanto vorrebbe essere una bimba grande. Sta di fatto che, ora, la Bimba Piccola si trova incastrata tra l'alto muro di cinta del giardino, teso sulla riva del fiume, e le sue spalle scottate che fiancheggiano quelle della Bimba Star. Potrebbe buttarsi, ma il suo destino non è quello di morire. La sua condanna è sopravvivere al dolore quel tanto che basta per continuare a soffrire. «Non c'è niente di più angosciante della prigione interiore», dice.
Bimba Star indossa le scarpe di cammello mercanteggiate tra i bazar di Jaipur. I clacson della città rosa. Le urla notturne dei vagabondi nella capitale. La polvere sulle labbra. Gli elefanti. Le curve in Tuk-Tuk. Quel tè da volare via. Avrebbe un milione di buoni motivi per essere felice, qui e ora, ma ha una pietra enorme sul petto, perché sta già pensando a casa. «Ho letto e riletto le tue lettere. Tutte. Ho provato di nuovo uguale dolore, ma non la stessa rabbia. Perché posso capire, anche se non riesco ad approvare.»
«Ti ho odiata. Per tre mesi intensi» dice Bimba Piccola.
«Io, invece, non potrei mai.»
«Per quanto vale, ho smesso di farlo non appena ti ho trovata, quella sera, al pub. Non ti avevo più rivista da allora. Dopo il sit-in, cosa credi, che sia stato una passeggiata? Aspettarti fuori casa, senza speranza. Per via di lui, dei vicini, ma specie per lui, le mie lacrime proprio di fronte a quello che lui rappresentava, il più bravo dei bravi ragazzi ma non per questo adatto a te. Il mio sit-in, l'estremo gesto per farti capire che tengo a te più che a qualsiasi cosa. E, forse, non è nemmeno del tutto vero che ti abbia poi odiata. Odiavo più me stessa, per non averti compresa, cercando in te quella forza che nessuna delle due possedeva, quel bisogno così schiavizzante di sentirmi realizzata, almeno di riflesso, in te. Anche se, hai visto, alla fine te l'avevo detto, come sarebbe finita, almeno con lui. Sono stata l'unica persona del tutto onesta, non sarei capace di mentirti nemmeno se mi convenisse, perché sei una parte di me.»
Bimba Star. Quell'uragano di progetti, energico e sfrontato, ai quali vorrebbe tanto ancorare qualche riferimento umano, ma un uragano travolge ciò che incontra per sua stessa natura. «Io non sono così. Non voglio essere così.»
«Non trovo redenzione, né per me né per te, tutti questi sforzi e ancora nessun cambiamento» dice Bimba Piccola. «E' perché siamo così simili che non ci resistiamo. Nonostante tutto il male e per via di tutto il bene, ci apparteniamo.»
Anche Bimba Star lo pensa, ma anche lei ha le sue paure, sotto il mantello scintillante. E le ferite sono ancora fresche. Quando la Bimba Piccola sbircia il suo diario, sentendosi ancor più minuscola di quanto crede, si rattrista molto di quelle paure, alquanto ordinarie. Come le lettere anonime che si leggono nella posta del cuore dei mensili per adolescenti turbati, scritte da altri XXX minorenni e turbati, che qualche adulto affatto turbato - e anche un filo divertito - decide di pubblicare per far capire agli altri adolescenti turbati che non sono i soli a essere turbati.
Paura di non fare contenta la mamma. Paura di non uniformarsi. Paura di mancare un futuro da Mulino Bianco, perché fin da piccola è stata educata in quella direzione, e si dibatte ma dentro ne è schiava, senza veramente saperlo, così punta al Mulino pur essendo nata uragano, ma gli uragani di solito spezzano le pale ai mulini, no? E se Bimba Star vuole tutto questo, se davvero è questo il suo bisogno schiavizzante, come può essere un esempio d'emancipazione per Bimba Piccola?, come può, allora, Bimba Piccola amare la sua eroina, ora che ha scoperto che è piccola quanto lei?, allora la Bimba Piccola è davvero confusa e anche spaventata dai desideri dell'altra Bimba. Una Bimba Star che non riconosce e con cui non vuole avere a che fare, e che la fa sentire di nuovo sola come quando non si conoscevano, ma il problema invece è che si sono incontrate, e non si può più fingere che non sia mai avvenuto.
Ora, la Bimba Piccola e la Bimba Star si sentono molto più sole di prima.
La Bimba Star vorrebbe rimettere le cose a posto. Quando vuole, di solito, prende il comando della situazione e la sistema, e gli altri si limitano a seguirla, ma con la Bimba Piccola questo non è possibile. Non lo è perché il suo unico lato debole è che si tratta di una bimba emotivamente fragile ma, per tutto il resto, testarda almeno quanto lei. Nei giorni, ma soprattutto nelle notti, perché la notte culla i sogni e il giorno li nasconde, attimi in cui ha avuto modo di pensarci, Bimba Star si è chiesta come stesse la Bimba Piccola, orfana del mondo. «Nulla è lo stesso senza te» dice Bimba Star.
«Puoi fare a meno di me per quelle due volte al mese in cui hai spazio per vedermi, cioè tutto quello che puoi offrirmi, ma io penso a te per le restanti 28» dice Bimba Piccola, non mancando di far accigliare la Bimba Star.
Bimba Piccola vorrebbe mettersi al centro della propria vita, invece che di un'altra, così che i suoi sbalzi d'umore non la destabilizzino, ma ha un desiderio disperato d'essere amata, non basterebbero gli strizzacervelli dell'intera galassia a capirne le cause primitive, ma questo è il fatto, desidera essere amata perché da sola non si basta, e non le basta nemmeno che uno qualunque la ami, ma solo qualcuno che possa capire il rompicapo che lei è.
Se le due Bimbe crescessero, pur rimanendo bimbe nel cuore, allora vivrebbero felici e contente. A Orchha e ovunque nel mondo. Perfino a Lodi. Ma qualcuno pensa non ci sia redenzione. Nemmeno a Orchha, figuriamoci a Lodi.

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